Il Blog di Mattia

Gate 1/Maucini

I suoi polpastrelli toccano il bracciolo destro del sedile dell’autobus.
Percezione: è come se mi tocasse.
Con sè ha una valigia in plastica dura.
È salita poco prima che l’assistente di bordo chiudesse le porte del treno.
Io= mi chiamo Mattia ed ho 23 anni.
sistemo il mio zaino.

6 e qualcosa.
Guarda il telefono. Prende le cuffie. Rilassa la schiena, il collo, la testa sul sedile.
Mi preparo per scendere: è ora.
È ancora buio. Vedo la sua sagoma dietro di me. Sta anche lei cercando l’autobus per andare al Gate 1.

I suoi capelli sono color bronzo. Spettinati.
i colori prenodimanti sono 3.
Ha una giacca sgualcita, verde.
Un jeans, nero.
Un grande zaino, arancio.

Gli occhi verdi suoi cercano aiuto. La guardo. Mi sorride.

Sergio mi vede dimagrito.
-Sono le femmine a farti dimagrire così tanto?
Mi squadra diritto, ha un indizio di lacrime sulla palpebra sinistra.
Sto in silenzio.
-No, non sono loro.
Si alza e va a parlare con mio padre.

«Amore altissimo, s'io venissi a morire / senza sapere donde ti possedevo, / in quale sole era la tua dimora / in qual passato il tuo tempo, in qual ora / ti amavo, Il amore altissimo, che varchi la memoria, / fuoco che non ha focolare e di cui ho fatto la mia unica luce, / in che destino tracciavi la mia storia, / in che sonno si vedeva la tua gloria, / o mia dimora...».

Nel sogno c’era P. è strano. P è la figlia di un’amica di mia madre. ci conosciamo da quando siamo piccoli.
Ho provato a cercare il primo ricordo legato a lei.

è la festa di compleanno della figlia di un’altra amica di mia madre. c’era pure C.
prima: sono sopra nel giardino.
dopo: sono dentro. due padri parlavano di cani.
infine: sono lì, sotto. nella stanza dei giochi.
l’animatrice mi afferra per il gomito e mi consegna alla festa. tutti i maschi sono di fronte a tutte le femmine. iniziano i balli di gruppo.
(ancora ero bambino e non avevo sviluppato l’odio per ogni forma di ballo)
faccio di tutto per mettermi di fronte a P.
per farmi notare da lei, agisco da cretino (topos ricorrente).

Il secondo è a mare.
siamo in spiaggia. Io mi sento in imbarazzo per via della mia forma fisica.
lei invece, è sempre stata bella.
saliamo a casa. In testa ho il cappello in paglia di mio nonno.
mi pavoneggio e prendo dei frutti dagli alberi di fico.

Dopo pranzo tutti stavano andando a casa di A.
lei era seduta in veranda: sul divano vecchio, annoiata. le chiedo di venire.
-no matti non mi va.
-vieni dai.
irritata sale sul vecchio motorino di mio zio e ci dirigiamo verso casa di A.
saluto tutti e presento P.

Vedo: si sta annoiando, si sente fuori luogo.
vedo me stesso: anche io mi sento fuori luogo. (non sono tagliato per la socialità).
le vado vicino, nel lato del tavolo bianco in plastica dove sono sedute tutte le ragazze e, all’orecchio, le sussurro -andiamo.
lei continua a guardare dritto.
abbasso lo sguardo.
mi tiene la mano.

passiamo dai Maucini.
i colori predominanti sono 3.
blu= il cielo.
ocra chiaro= la terra, i muri, il vento in faccia.
turchese con motivi floreali= il suo costume.

Le labbra erano rosa; forse un filo di lucidalabbra. quello che, quando lo guardi bene splende giusto un po’.
Siamo in scogliera. non sta parlando. io invece parlo tantissimo, voglio dar prova di quello che so e di come lo so.
Ho 18 anni. credo di non essere cambiato tanto da allora.

non c'era, ma sentivo musica.
non mi capivi. volevo stringerti forte.
poi si muore. volevo stringerti forte.
si diventa fossili. poi polvere. ocra chiaro.

Si alza, compie un giro su se stessa, butta il suo pareo sul masso d'argilla. si tuffa.
-sei pazza? c’è troppo vento.
-vieni dai.

Non ho mai imparato a tuffarmi. i piedi formano un chiasmo con le braccia e una mano tiene saldamente il mio naso.
sono lì da lei.
ride, mi abbraccia dalle spalle e mi bacia i capelli.

il cuore è giovane. onesto. si sente dalla voce.
entriamo nella grotta.
-sai che sei un tipo strano
-perchè?
-che motivo hai di inventarti sempre tutto? basta.

Dallo zaino esco due fico, ne apro uno. do metà a lei.
mi sdraio sul suo ventre scuro pieno di salsedine e insieme guardando il cielo ad occhi chiusi ci facciamo promesse: abbiamo 18 anni, il mondo è nostro.

il colore bellissimo
del cielo ad occhi chiusi.

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-ricordi quell’estate dove c’erano le rane? uscivamo dopo cena, ci vedevamo davanti casa di M e andavamo alle casette rosa, a prendere più rane possibili.
-certo che ricordo. tu tenevi la torcia ed io e C mettevamo tutte le rane nel secchio.
-chissà come mai non le abbiamo più riviste.
-già.

Mi alzo dal letto. apro il microfono della doccia. preparo il caffe. tolgo le cuffie. saluto Pascal. è ora di ricominciare.