Post scrittum.
30 Marzo.
In questo periodo i giorni scorrono piacevolmente. sta andando tutto bene.
stai andando bene, Mattia.
non uso più la bicicletta.
non metto più le cuffie.
ascolto i suoni della città e prendo prima uno e poi un altro bus per andare a scuola.
studio fino alle 11, fumo una sigaretta e continuo.
continuo. e sono,
stranamente felice.
domani avrò lezione con ludwig, poi la sera suonerò per la stagione cameristica e il giorno dopo tornerò a Catania per le vacanze di pasqua.
il tempo è perfido. grigio, assuppaviddani e costipato; ma
ho una sigaretta in bocca.
cammino tra il giallo dei muretti a secco. (mi ricordano le concerie, il nonno).
ora= davanti a me c'è cospicua. ci separa una striscia di mare.
il tornare qui mi ha reso consapevole della mia solitudine.
rivivo, passo dopo passo i giorni di ottobre passati con fabiana.
gli stessi: colori, odori, profumi, volti di turisti e visi di passanti.
penso: l'impressione che per tutto febbraio e marzo io abbia messo in pausa la mia vita, dedicandomi solo allo studio.
ora.
qui. mi ritrovo travolto dai pensieri insabbiati per due mesi.
una, due, tre gocce d'acqua salmastra accarezzano il mio viso.
in cuffia ho la stessa canzone di quel 19 agosto in Cina.
decido, chiudo gli occhi.
chiudo gli occhi e sono a zhangjiajie, seduto in una bianca sedia in plastica fuori l'ostello.
Sto fumando una sigaretta cinese e nelle stesse cuffie che sto usando ora ho la cover di un brano di Arthur Russell incisa da colapesce.
È il 19 agosto. Il dicianovesimo giorno di Cina.
La realizzazione era già arrivata. Mi piace lei. Mento a me stesso dicendo che non amo il contatto fisico, che non voglio essere toccato. Lei,
voglio che invada il mio spazio personale. che mi tocchi. la cerco.
È una realizzazione triste. So che per lei non è lo stesso e so che non accadrà mai niente. Devo, reprimere i miei sentimenti.
siamo stati a cenare nel ristorante a pochi metri dall'ostello.
ho ordinato delle verdure scottate e due uova.
morti/stanchi, abbiamo speso tutta la giornata a visitare il parco.
-nel mio piatto c'è una zampa di ragno- esclama Dario.
lo vorrei ammazzare. sono stanco, distrutto e affamato. mangio il mio pasto e sento lui lamentarsi di una cosa non vera.
mi passa l'appetito. cambia l'umore di tutti.
un'ora dopo sono sulla tettoia. alessia e fabiana= stendono i loro vestiti. Io bevo una birra e vado a dormire.
sdraiato nel mio letto mi chiedo,
chissà come andrà il viaggio.
seduto ora
su questa panchina mi chiedo,
chissà come sarà il vedersi.
sono le 18.30, decido di tornare in aereoporto. faccio il check in, aspetto e sono a catania.
4 aprile
ci siamo già sentiti qualche giorno fa. abbiamo deciso di vederci per le 16 in centro.
stridono le auto, bisonti infuriati.
il cuore mi batte irregolarmente e decido di ascoltare try to be.
lei arriva in ritardo. é goffa (al suo solito)
ha i capelli scombinati. da, l'impressione che non stia passando un bel periodo.
o forse ha solo fatto tutto di fretta.
decidiamo di andare in un bar fuori il centro.
l'universo è fermo. il tempo dietro.
ogni, singola volta che i miei occhi incrociano i suoi sento una fitta, fortissima. (desidero baciarla?)
silenzio.
.
.
respiro.
credo: è in quello sguardo che sta l'infinito.
la verità è che dopo anni a correre, ammalato,
lei mi accarezzava il futuro.
paghiamo, mi accompagna in macchina.
sento di nuovo quella fitta, per l'ultima volta.
ci diamo un cinque, amici come prima.
mi chiamo Mattia, ho 24 anni e questa è la mia 24esima primavera.
potrei parlare dei giorni successivi. ma a che scopo? sono stato male,
molto male.
non ho smesso di pensarti. ti sognavo, d'estate, poco tempo fa.
i tuoi capelli appena tagliati lisci, di menta sapevano.
il tuo naso era rosso d'imbarazzo e in quel vestito nero stavi bene.
sognavo giorni buoni.
le rondini in alto davano obliquità al tempo, che scorreva dietro di noi.
il nero del buio era sfondo per gli spettri, rossi, piccoli. ma stavano al loro posto mentre camminavamo per la strada del nostro ostello.
poi mi svegliavo ed erano ore crudeli.
tutt'ora ti penso
ma i sogni belli non si avverano.
o forse erano veri solo un tempo.
in uno spazio distante.
a che scopo raccontarlo? a che scopo scriverlo? me lo chiedo sempre,
ogni volta che apro queste note.
le scrivo, le lascio, ci ritorno dopo giorni, settimane, mesi. le cambio, accorcio, taglio e cucio pezzi d'altro.
forse solo per masticare. e non dimenticare.
ricordi quella nostra conversazione in quel ponte?
alessia, dario e davide erano in un centro massaggi. Io dopo quella tremenda esperienza la seconda notte a zhangjiajie non volevo che nessuna massaggiatrice mi toccasse.
andammo per le strade di quel villaggio, comprammo le bende per patire meno il caldo (tra l'altro si dimostrarono inutili come avevo previsto, scema) e tornammo indietro, in quello che sembrava un quartiere fantasma.
-non voglio dimenticare, è per questo che scrivo- ti dissi, mentre guardavamo il panorama dal secondo ponte.
è stato lì che ho sentito un'altra viola sbocciare.
ora sto bene, sono già a Charleroi e sono le 20.15.
sto aspettando il treno per tornare a casa.
stranamente c'è sole e il tempo non è più freddo di Catania.
forse, anzi, sono sicuro: la sofferenza di queste due settimane era necessaria.
ora sono pronto, per ricominciare.
la primavera è tornata.
mi chiamo Mattia, ho 24 anni, suono la marimba e sono vivo.