Nespole
Ha cambiato stampo (tutto).
i colori, i suoni. le parole non hanno più accento.
una pira: luce sugli spettri.
Sono le 8 di mattina.
di solito a quest’orario prendo l’autobus per andare a Messina.
ho detto una bugia ai miei. vado a Palermo con lei.
ci sentiamo sui dm, le mando una foto e dico: sono già qua.
ha un giubbotto di jeans lunghissimo, larghissimo e con una zip strana (non mi piace tanto).
-qui noi ci salutiamo con il bacio sulla guancia-.
annuisce.
Di certe cose non si parla. non si scrive: bisogna solo mantenere il ricordo vivo. ardere. arsura.
non so se sia esistita veramente o se sia stata solo uno spettro.
sai: la vita degli uomini, è piena di miracoli.
Chi mi dice/rà/eva
di giorni pieni
dove i sordi sentono
il cantare dei muti.
Lungomare di Palermo.
ha dei buffi occhiali da sole e fa un odore diverso.
-sai che qui mangiamo le nespole?-
-cosa sono?-
cerco su Google una foto:
-so che sono un frutto cinese, ma che un colonizzatore le ha portate qui in Sicilia e la pianta si è adattata bene al terreno-
guardiamo il mare seduti su una panchina. non ricordo se ci fosse il rumore del mare o meno.
c’era vento. sulla destra c’erano ragazzi che giocavano a fare i ragazzi.
In totale l’avrò vista 3 o 4 volte.
Credo sia stato un bene.
Sai: incontrarsi troppo è dissanguarsi.
Kimi era in Sicilia per caso, si era lasciata da poco ed era venuta senza una precisa meta. o forse no (non ricordo più niente).
-respira-
ho bisogno di ricostruire.
ho bisogno di ricostruire per essere.
essere. glielo dissi. che volevo essere. lei mi disse be/long. come Rodrigo. Rodrigo mi parlò della fondamentale importanza di trovare una connessione con qualcosa. con qualcuno. il toccarsi.
l’arsura d’amuri.
Lungo i mari di altri monti: nascono fiori.
Il motore è acceso.
il giorno non lo ricordo più.
è scesa dalla montagna a piedi ed è da poco arrivata al nuovo appartamento.
ci vediamo verso le 16. da Savia prendiamo una granita. ha un marsupio strano.
passeggiamo sul lungomare. cita del lockdown di Taiwan e del suonare per staccare dal lavoro che fa. (dipinge benissimo). in seguito mi regalerà un talismano.
La neve si scioglierà.
cadrà altra neve.
Sono passati tanti anni. non ricordo più il suo viso.
l’idea era che lei fosse un baco da seta.
o forse io.
probabilmente il suo frutto è una nespola.
“Le oche sono tornate nel lontano nord e non riesco a ricordare il tuo volto/ non chiedermi se la mia vita ha fretta/ il tramonto è annegato e ha detto addio al giorno/ ll tuo nome non lo ricordo/ non incolpare la mia vita per essere così di fretta”
Nel mio taccuino ha scritto il mio nome. due sillabe. ci avrei fatto casa.
Forse per lei ho provato amore (puro).
ho pensato di passare tempo con lei.
la frutta sugli alberi. il mare e una mano sulla schiena.
20.45
Era buio.
mio padre ritardava.
scesi dall’autobus e la accompagnai a casa.
camminammo dalla stazione fino al suo appartamento. si trovava vicino al mio ex liceo.
il mio inglese era pessimo.
sapevo, che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei vista.
mio padre ritardava.
le spiegai la differenza tra la parola Addio e la parola Arrivederci.
sorrise.
i suoi occhi chiusi,
avevano un bel colore.
Astutatu cu l’acqua
mi sentu affucari.
Mesi. mesi. mesi. mesi. mesi. in una lettera mandatami per posta mi parlò di una sorta di connessione spirituale. non credo molto a queste cose. io, dopo Valeria, ho mandato in pensione Dio.
forse sono troppo razionale.
ricordo però, (è atipico) quando sono partito con uno zaino per Parigi ho sentito il suo strano odore. l’ho sentita vicina per un po’.
Forse, per un attimo, ero finito in mezzo
ai respiri del mondo.
