Il Blog di Mattia

La Mite

Life Is What Happens When You're Busy Making Other Plans

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Era un giovedì o un venerdì sera di metà febbraio.
Luca: doveva incontrarsi con la colombiana. Noi: eravamo usciti per dargli supporto.
Mentre parlavo di Fujifilm e Leica con Manlio entrò lei con un suo gruppo di amiche.
La riconobbi subito, era la ragazza con la quale feci match il giorno dopo essere tornato in città.
Era stupenda.
Ascoltava Gaber.
Se c’è una pietra che la rappresenta, questa è l’ambra. O il topazio.
Il giorno dopo le mandai un messaggio e le proposi d’uscire.

1

L’aria era serena. Quiete.
Andammo in un locale poco fuori dal centro che serviva cocktail particolari in bicchieri particolari.
Era ancora più bella ed aveva una voce calda.
Argomenti suoi: partito radicale, Amnesty e il topos dell'incomunicabilità giovanile.
Io le spiegai come si dividono le aree del cervello, l’aspetto neurologico della musica e le consigliai dei libri russi.
2.30
Gli elementi sono: aria, fuoco.
Siamo seduti in una panchina della facoltà di giurisprudenza a parlare delle ONG e dell’importanza dell’aiutare sempre il prossimo.
Pensavo fosse quella giusta.
Forse lo era, quel giorno.

2

Uscimmo 2 venerdì dopo.
Ci sedemmo nello stesso posto dove la vidi la prima volta, quando sembrava ambrea.
due mangiafuochi e un trampolinista: voleva regalare dei palloncini a forma di cane ai bimbi.
Tirai fuori dalla tasca dei jeans una Chupa Chups. Rise e la mise nella borsa di tela.
Percezione: non andò bene come la prima volta. Qualcosa era cambiato.
(Forse il tempo. forse la musica ad un volume troppo alto.
Forse cercavamo altro.)

Via Crociferi. mezzanotte.
Avrei voluto baciarla, ma non lo feci.
Avrei voluto: correre, prendere le sue mani, dirle che ero stufo di aspettare, che dopo tanto tempo volevo innamorarmi follemente, che la aspettavo da anni..che mi piaceva ma che avevo bisogno di più tempo.

Ma non lo feci.

3

La sera le dissi che sarei andato al Live di Pino d’Angiò con i ragazzi.
-sono di fronte al Dj- mi disse.
C’era troppa gente. sono tutti così alti. e io così piccolo.
Mi trovavo al centro del palco e non riuscivo a vederla.
Ci incontrammo all’uscita. Era ancora più bella.
Mi presentai alle sue amiche.
-noi stiamo andando al Gamma.-
-a dopo allora.-
Parlai di politica con Manlio e Cristiano e verso l’una andammo tutti a bere. I miei amici tifavano per me.

Ero contento, penso.

Si sedettero al gamma nei tavoli in fondo, quelli verso il castello. Arrivai 5 minuti dopo, dovevo fare pipì.
Incontrai Demetra. Non la vedevo da 10 anni.

Quando arrivai Matteo mi disse: -lei è lì-.
Non sapevo che fare. qualcosa stava salendo.
Cristiano e Manlio iniziarono ad insultarmi. Le sue amiche avevano gli occhi puntati su di me. Quei 2 chiedevano il suo nome per gridarlo. si domandavano se con lei avessi già fatto sesso o meno. (certo che no, guardalo).
Pietra.
Diventai pietra.
Pietra rossa.
Alzato fisso il vuoto. Alle mie spalle lei e le sue amiche mi fissavano. Improvvisamente sentii ghiaccio. Mi sentivo nudo.
non ero io a comandare il mio corpo.
Minuti dopo franai in una sedia e cercai, di tenere una conversazione con Ale.
Loro continuarono a irridermi. Le sue amiche continuarono a fissarmi.

Ero nudo.

È finita. Ho perso. Mi sono fatto sopraffare dall’ansia.
Lei e le sue amiche se ne vanno. Manlio e Cristiano cambiano argomento di discussione. Ale torna a parlare con Vera. Io rimango solo.
Solo. Nudo. Vuoto. Freddo. Perso.
Torno a casa alle 3.40 e le mando 3 vocali dove cerco di spiegare cosa mi è successo.
Visualizzato.

4

Aprile. Maggio. Giugno. Luglio. Agosto. Settembre.
l’ho pensata tanto.
Vedevo, con occhi non miei lei. Le sue pupille e i suoi capelli sul rosso e il suo neo.
Catania non è una città grande. la reincontrai altre volte.
Ho, sempre fatto finta di non vederla. Ha, sempre fatto finta di non vedermi.

Il sogno ricorrente è dentro la stanza dei miei nella casa delle concerie. Io supino nel loro letto vecchio.
Guardo la finestra. è gialla, di lamiera, di costruzione degli anni 60.
Il muro è bianco ruvido.
Un’anta è aperta. Fuori c’è l’albero della caccarazza.
Entra il vento dell’isola.
una luce ocra cozza il mio viso (non so quanti anni ho).

Si sovrappone al mio ricordo di lei. L’immagine è sbiadita. È alta. Ha i capelli a caschetto e mi fissa. Non capisco dove stia poggiando i suoi piedi. Rimane in silenzio.

In cucina mia madre tenta di non fare entrare qualcuno spostando tutto il suo peso nella porta d’ingresso bianca in legno.
Ha paura e piange.
È notte. Cade il santino in plastica di mia nonna.
Il visitatore vuole distruggere la porta.

Esco fuori. scalzo corro. ai miei piedi vi è cemento fresco. poi ghiaia. poi sabbia. Passo da Gino. Passo da Raffaele.
Spiaggia.
Beatrice è lì.
Respiro a fatica. Raschio la gola.
Alzo gli occhi. Vedo delle seppie il nero. Di nuovo.

A lungo ho cercato di spiegarmi il perchè la mia mente colleghi quel ricordo bucolico a lei. Non lo so ancora.

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Tornando a casa apro Tinder e vedo lei. (Notte fonda) Decido di cercarla. Usciamo due o tre giorni dopo.
Mi faccio trovare a piazza Mazzini, nell’angolo parallelo alla prima volta.
È tutto già accaduto. solo ad un marciapiede di distanza.
Fumo una sigaretta. ha qualcosa in sé, penso: mentre mi abbraccia.

-tu vuoi essere mio amico?- dice: guardando la sua birra, giocando con la carta umida.
Silenzio.
-no.
tu mi piaci.-

Qui cambia il tempo. Lo spazio diventa illusorio. Non esiste niente. Non so spiegare bene a parole cosa sia successo dopo. la conversazione ha mutato assetto.
Ha detto.
Ho detto. Credo

Life Is What Happens When You're Busy Making Other Plans

-vorrei baciarti, ma credo sia meglio non farlo-
-no-
Abbracciandola sento il suo odore. Dura circa 7 secondi. Scostandomi mi da un bacio a stampo.
Non prende tutte le labbra.

Rimango a pensare. penso che ho già vissuto questo.
Lo spazio acquisisce di nuovo la sua forma. Sono solo brillo.