Il Blog di Mattia

Diario semplice riguardo un breve soggiorno speso a Parigi

Non ho idea per quale motivo abbia deciso di andarci. Ero in videochiamata con mio padre e dissi: dopo l’esame vado a Parigi. pensavo fosse una di quelle cose dette così, tanto per dire, e difatti lo era, ma ogni giorno che passava ci pensavo sempre di più, finché mi dissi: va bene vado a Parigi.

Giorno 26 Maggio

Sveglia alle 5.30. Suit Up. Colazione. Lavo i denti. faccia. ascelle. si esce.

7.45 prendo il flixbus. Arrivo a Parigi: 13.23

La prima impressione che ho è di vedermi catapultato in un altro mondo. vedo, sento ed annuso francia. lo trovo disgustoso. Era così bella Leuven..chi me l’ha fatto fare.

Cerco l’autobus. Arrivo. Cazzo: il biglietto. Cerco la prima metro dove poter acquistare un biglietto. 33€ Minchia. Prendo il primo autobus, scendo e prendo la metro. Arrivo in ostello. Vedo delle mosche. stanno insieme e gironzolano. sembrano amiche tra di loro. ho già capito tutto. Poso i miei vestiti ed esco.

Ad un’ora di distanza mi ritrovo sopra l’arco del trionfo. Minchia che bello. Minchia Parigi.

19.48: fame. entro nel primo supermercato e dopo 40 minuti esco con: due baguette, 150gr di Feta e una di quelle girelle strane.
Mi siedo nel parco della torre Eiffel. Leggo.

Minchia che bello. Minchia Parigi. Aspetto che la torre sbrilluccichii e me ne torno in ostello.

Giorno 27 Maggio

È il giorno del Louvre. Mi sveglio prestissimo. Compro un caffè ma sbaglio bottone: prendo un caffè macchiato. e bere latte mi fa cagare. letteralmente. scopro che è una life hack per questo soggiorno parigino: cago e cagherò sempre la mattina.

Arrivo al Louvre. Vi siamo solo io, la piramide, una famiglia e due coppie. Aspetto. Aspetto. Ancora Aspetto. Ancora. Entro alle 9.30 circa. Esco alle 18. Troppa gente, non sono riuscito ad apprezzare i quadri e le sculture.

Rimango stupefatto di come sia takeaway l’arte. Vedi, fai foto e vai. tutto in 1 minuto. Mi rifiuto di vedere la Gioconda. Spendo 20 minuti davanti un quadro di Caravaggio. Rifletto su quanto io sia ignorante. Su quanto non sappia niente e non sappia fare niente. Rifletto su Caravaggio. Sui suoi quadri.

La sera mangio un Kebab. il proprietario ha una faccia buona. il kebab meno. ma tant’è. vado a sedermi sul prato della Basilica del Sacro Cuore. Leggo.

Penso. Minchia. Parigi.

Giorno 28 Maggio

Oggi ho deciso di andare al museo d’Orssay. Stesso pattern del Louvre. Tutti. Tutti a vedere Van Gogh e a lamentarsi del fatto che manchi il suo celebre autoritratto. Questa volta però mi posiziono davanti La notte stellata. Me ne frego di tutti. Che cazzo me ne frega di tutti quelli. La fisso per 30 minuti, cercando di capirci qualcosa.

Capisco solo quanto sono piccolo.

Questa volta faccio un’eccezione: faccio la foto al quadro di Degas dove c’è la donna che seduta al bar beve un bicchiere d’assenzio. Vaffanculo Papotto. A me l’arte piaceva. Tu non mi hai mai capito.

Dopo vado in un Cafe commissionato da Jesse: Cafe de Flore. Col cazzo che mi siedo, un’insalata 20€. In preda alla fame e senza aver pranzato compro 200gr di formaggio, una baguette e 2 fette di Prosciutto. Decido di dirigermi verso il parco di Luxembourg per cenare ma nella via per trovo un cinema: avevano in programma la versione restaurata de La Strada di Fellini. Decido di sedermi. Quando mai mi ricapiterà di vedere un film di Fellini a Parigi. Boh.

“Qualsiasi cosa è importante e serve a qualcosa: prendi questo sasso, quando lo guardi pensi che non serve a niente, ma quanto è vero Iddio un senso ce l’ha, serve a qualcosa”

più o meno faceva così la morale.

Esco super affamato. Mi siedo in una di quelle panchine dove si aspetta l’autobus e mangio a bocconate alterne seguendo uno schema piramidale il mio pane con formaggio e prosciutto.

Una coppia di turisti tedeschi viene verso la fermata per prendere l’autobus, mi vede mangiare voracemente e se ne va. Probabilmente mi avranno scambiato per un barbone. Rido sotto i baffi.

Vado a Notre-Dame. mi siedo. vedo lo spettacolo di un mangia fuoco mentre leggo.

Giorno 29 Maggio

Oggi i musei sono chiusi. Decido di andare all’Opéra.

prima fila per entrare. seconda fila per comprare il biglietto. terza fila per convalidare il biglietto. succede un disguido per l’audioguida che non sto qui a spiegare: prendo il telefono e scrivo nelle note 20 volte vaffanculo puttana per sfogarmi contro la donna che mi doveva dare l’audioguida. poverina.

Rifletto su quanto tutta l’arte architettonica di Parigi mi faccia cagare. 12.20 esco.

Vado in un’osteria nel quartiere degli artisti. perché, io, lo sono. Omelette con Patatine. Il cameriere non capisce le mie indicazioni in inglese e mi porta una bottiglietta d’acqua che successivamente scopro che costa 5.50€

Minchia. Parigi.

Durante il pranzo vengo investito da una serenità senza precedenti. Sarà stata l’omelette.

Vedo la Basilica del Sacro Cuore. Vedo la Saint-Chapelle. Vedo la Prigione. dentro vi era una mostra sulla cucina francese. si ahahah la migliore del mondo ahahahah. Dopo vado in una Boulangerie, quella recensita da Luis. Non avevano più croissant. Compro una baguette e la proprietaria mi obbliga a comprare la torta di mele.

Lei, mi dice: è la più buona del mondo. ahahahah 5.50€ Minchia.

La mangio. Minchia. Lei, ha ragione. entro e mi complimento. Compro una birra e del salame e vado a sedermi di nuovo sotto la torre Eiffel. questa volta c’è vento.

davanti a me vi sono due ragazze americane. nel giro di 30 minuti tre ragazzi hanno cercato di adescarle. Pollastre Americane. I ragazzi non mostravano una particolare intelligenza. del resto per provarci in quel modo non puoi esserlo. Rido. Leggo. Cammino per un’ora a vuoto. Torno in Ostello.

Sento un senso di inquietudine.

Giorno 30 Maggio

Alla reception non vi era nessuno. Lascio Card e lenzuola all’ingresso ed esco. Vado a vedere il Pantheon. Il mio pensiero riguardo l’architettura Francese rimane lo stesso. alle 11.50 salgo sulla cupola. Pranzo in una Boulangerie. prendo anche una Brioche col tuppo. mi siedo in un parco. leggo.

Entro dentro la libreria Shakespeare and Company. Bella storia ma il sentimento maverick e socialista della libreria mi pare mutato in un altro -ista: capitalista. ma tant’è. compro il libro sulla storia della libreria. Amo il capitalismo. 35€ Minchia.

Vado a Salutare Notre-Dame. Mi siedo in una via periferica. Vado alla stazione degli autobus. Sorvolo sui ritardi, miei, dell’autobus e del treno.

0.10 Arrivo nella mia stanza di Leuven. Mi è sempre piaciuto l’odore di quando entri a casa dopo un periodo di assenza. forse questo è il mio odore.

Penso: alla fine si gira il mondo, ma si torna a casa.

Penso: bella Parigi, ma bello anche il mio letto.

Addio. Parigi. Non ho trovato la felicità, non ho trovato me stesso, ma sono stato sereno per un po’.

Merci.