Appunti di viaggio
Cina
se mi si viene a chiedere il motivo per la quale ho deciso di partire in Cina: non lo so.
31 luglio.
4am Fontanarossa. respira piano
lo voglio veramente? incontro Dario. Gate 2.
ci riuniamo. imbarco il bagaglio. lei arriva in ritardo. é goffa (al suo solito).
saluto. si parte.
chi sono loro? perché ho detto sì?
la portiera si apre. è un signore sulla 50ina, magro, alto e con l'apparente vizio del fumo. in macchina mette Annalisa.
alle 7 siamo già lì. Ai piedi della muraglia.
il paesaggio é quasi deserto. raro.
il mondo è vuoto, o finge di esserlo.
ripongo le mie emozioni in un cassetto.
é ancora troppo presto per rimanere stupefatto. meno di 48 ore fa ero allo scoglio del gabbiano con Luca.
Beijing mi fa paura.
giganti di cemento, midolli spinali asfaltati.
provo= un forte senso di inquietudine.
il caldo, le code, piazza tiananmen. sto per svenire.
Xi'an ha un'aria diversa. I colori tendono più sul rosso, gli odori sono più forti.
Entro sotto un arco e l'atmosfera cambia.
il tempo cambia voce.
poco sotto, sulla sinistra trovo un negozio, vende strumenti a percussione.
la proprietaria mi consegna un biglietto: benvenuti in Cina.
È il 4 agosto, fra pochi minuti sarà il giorno del mio 24esimo compleanno e siamo a Chongqing.
sono qui o altrove?
Che ne sarà di me dopo questo mese?
le luci si spengono. cala il sipario.
Hangzhou/ Shangai
L'amore incomincia in silenzio.
L'odore di un libro nuovo.
L'adesione ad una realtà diversa.
Cadrà la neve a breve.
"quella notte non finiva mai.
si tenevano per mano,
passavano le bombe poco sotto il mediterraneo.
non lasciarsi, era una scelta."
é quasi ora. torniamo sui nostri passi.
Alessia, Dario e Davide decidono di salire in camera.
io= voglio stare ancora fuori, vivere quel poco di Cina che rimane ancora. fino all'osso.
fabiana sale e viene con me.
un motorino, due caschi, il tempo che stringe.
ci fermiamo al primo family mart.
io= seduto sullo scooter. ho il casco in testa.
lei= in piedi, a sinistra. ha il casco in mano.
-ho paura che tu mi stia iniziando a piacere- confesso.
mi guarda, abbassa lo sguardo.
-giá. anche tu-
gli occhi scendono.
tolgo il casco.
che si fa in questi casi?
é mia amica dal liceo, non era previsto, questo.
lo stomaco e i pensieri sono contorti.
seduti sulle scale fumiamo.
dovremmo baciarci?
dovremmo far finta di niente?
gli ultimi 4 giorni.
E poi?
mi sveglio di soprassalto. sono le 4. penso al tempo che ho perso. al tempo che perderò. sudo freddo. non riesco a riaddormentarmi.
-e se invece ce ne fregassimo.-
il cielo é nero.
l'aria é calda.
i nostri vestiti umidi.
le sue labbra sono morbide, sembrano la peonia rosa che incontrerò più tardi ad Hong Kong.
l'emozione predominante della prima metà del giorno successivo é:
imbarazzo.
imbarazzo.
imbarazzo.
il treno per Shangai é una gabbia. ed abbiamo un'ora di sonno.
saliamo sul didi.
ci spogliamo vestiti. il suo cotone é sul mio cotone.
con le dita segmento il perimetro delle sue mani, del suo viso.
spiriti del vento e grattacieli.
riprendiamo i motorini.
da lì in poi,
non ci separeremo più.
in un parco, mentre tutto scorre, leggiamo il libro rosso.
mi chiede se conosco la metafora dei pesci.
la bacio. prendo le sue mani.
-andiamo a dormire-
due palmi di naso dalla sua pelle. non riesco a sfiorarla. ho paura.
siamo sdraiati nel letto. no. la pulsazione é troppo forte.
nudi baciamo i nostri corpi.
nudi baciamo i nostri sessi.
il suo corpo é sul mio corpo.
la sera si fa giorno e il giorno si fa notte.
il tempo acquisisce spazi diversi. Il tempo smette di obbedire.
svegli ceniamo tutti nel nostro Airbnb.
poche ore di scarto e il tutto si ripete. ogni istante dilata l'emozione, diventa sempre più grande.
usciti i compagni. p38 nel telefono.
-avevo paura di non farcela. che tutto andasse male-
l'acqua scorre sui nostri visi. lacrime. tutto è permeato di tristezza.
non voglio che finisca Shangai. non voglio che termini così.
pranziamo e raggiungiamo Dario al monastero.
il vento che cambia. i pensieri mutano. gli elementi si rimescolano.
la sera ci ritroviamo in un sottopassaggio dove lei, Alessia e Davide decidono di tagliarsi i capelli. le chiedo di parlare.
I colori sono scuri e sporchi.
i neon sparano luci colorate bianche, blu, rosse, gialle.
-ho bisogno di qualche ora di tempo per capire se dobbiamo fermarci qui-
-ok-.
mi confondo:
spiriti del vento,
grattacieli,
bazar senza nome.
fumo due sigarette.
la testa gira.
torno sui miei passi.
ci raggiunge un suo amico dell'erasmus.
la prendo per mano, ci nascondiamo. la bacio.
-preferisco vivermi questi giorni che rimanere con il rimorso. il 30 é fatto no? facciamo 31.-
ci sediamo in un locale poco fuori il salone.
-ok, voglio godermi tutto il tempo che abbiamo- mi scrive per messaggio.
fabiana é seduta accanto a me.
sorrido leggendo il messaggio. lo stesso fa lei.
è sera.
ci nascondiamo fra due auto grigie.
le mie mani sono sui suoi capelli.
non c'eravamo per nessuno
ed eravamo altrove
ben più lontano della notte.
"quella notte non finiva mai.
si tenevano per mano,
passavano le bombe poco sotto il mediterraneo.
non lasciarsi, era una scelta."
siamo in discoteca. io odio la discoteca.
l'imbarazzo é tanto. ma nessuno balla. sono fermi.
ragiono= tutti provano imbarazzo.
7 piani.
al terzo piano la bacio. i nostri amici ci vedono ed emettono grida.
finalmente, dicono.
il nodo é sciolto.
iniziamo a ballare. non esiste più niente.
7 piani.
decidiamo di scendere.
1 rampa di scale= 1 bacio. 1 bacio= 1 rampa di scale.
al piano terra non c'è più quasi nessuno. la pista é nostra. il niente continua ad esistere.
alle 5 siamo fuori la discoteca.
io, crollo in una panchina. lei, mangia uno degli ultimi pasti cinesi. si torna a casa.
-inizio a vedere la bellezza pura in te. quella che si ha nella tenera età, bianca, viva, essenziale. ho come l'impressione che sia ferma in te, che non sia mutata, che tu la possegga ancora-
l'indomani é presto detto.
malinconia, tristezza. paura, coraggio.
pranziamo di fronte al monastero.
una vecchietta mi guarda negli occhi:
-you're so lucky-
lo credo anch'io.
ci perdiamo per le strade. ci fermiamo in un bar la cui grandezza è direttamente proporzionale alla grandezza di questa città.
seduti sulla stessa poltrona monoposto guardiamo la città viva: decidiamo di non definirci, di essere e basta.
scendiamo in strada, mano nella mano.
siamo al Bund. ci abbracciamo.
raggiungiamo i nostri amici e ceniamo insieme. Per un'ultima volta.
imprevisto= esco fuori. ho bisogno di stare solo. è arrivata senza bussare, l'ansia.
-che ne sarà di me nei prossimi mesi, del mio corso di laurea, della mia vita, del mio lavoro, di lei.-
esce, mi abbraccia e mi dice che andrà tutto bene.
torniamo in appartamento. sistemiamo li zaini.
l'amore incomincia in silenzio.
guardiamo i nostri corpi nudi sotto la doccia. di nuovo.
i nostri occhi. grandi.
sposto i suoi capelli dietro le orecchie.
sono le 2.
Vasu, cu l'occhi.
sdraiati nel letto continuiamo a guardarci, come se, il sonno fosse un tradimento.
il tempo è finito.
è per lei e alessia l'ora di andare.
mettono lo zaino in spalla. scendo gli scalini. le vedo uscire.
-ci vediamo a dicembre, o chissà magari a malta o a bruxelles-
la porta si chiude.
io resto lì.
sugli scalini.
a due,
poi tre,
poi diecimila
palmi di naso dalla sua pelle.
prendo lo zaino, è ora di Hong Kong.
In quattro, cinque settimane, speravo di incontrare Lestrigoni, Circi, attraversare bui sentieri e solcare mari con sirene asiatiche.
Volevo conseguire ciò che Ulisse conseguì in 10 anni di viaggio:
diventare Nessuno.
quello che ho trovato é stato invece forse solo l'incipit di un amore.
due facce a ritroso che camminano in itinerari paralleli.
Sicilia. Intermezzo
respiro fortemente. il macigno é lì. inerme lo guardo.
é uno scoglio in pietra lavica: alto, deforme, bucherellato.
é circondato da acqua blu scura.
io sono poco più lontano, sopraelevato.
basterebbe girarci in torno, per andarsene.
invece, decido di avvicinarmi.
dalla tasca sinistra esco un cucchiaino di ferro e inizio a scavare nel masso.
lo scheletro della mia individualità sta nella Sicilia.
Pura come rugiada. Il mese è maggio.
Mi chiamo Mattia, ho 24 anni.
a conti fatti il 2025 è stato l'anno della chiusura e apertura di nuovi episodi.
sono ancora quello che ero? sono ora quello che sono ora?
cosa penseranno i miei amici= i miei amici cresceranno con me.
ad aprile mi sono laureato, dicendo per sempre addio a messina. sono riconoscente a quell'odio, nero per l'immobilismo, rosso per la musica classica. mi ha reso cinico nei confronti del classicismo.
Inizio marzo
mamma e papà hanno ripreso a litigare.
senso=impotenza
sento=frustrazione
12 anni di mezzo. a letto, piango, mi chiedo se è stata finzione.
lo schema è sempre lo stesso.
lividi, ematomi, angoli di viso buio notte nel di lei.
ho 7 anni, sono nel letto dei miei e sono le 3 di notte, vedo la sveglia al led verde della Philips.
mamma sfinita nel letto, non parla.
papà entra più volte. ha le chiavi -devo farti vivere l'inferno- urla.
salta sul corpo della mamma.
io
.
volevo dormire
18 circa, sto studiando la scena numero 3 di toucher.
guardo in videochiamata il suo viso.
sotto la palpebra sinistra il colore è uva delle concerie. viola, con una patina di nebbia.
il sapore è terribile, è uva da vino.
nonno Sebastiano ride, dalla mano destra esce dell'uva bianca.
È dolce. sorrido.
qualche giorno dopo Giusy è morta.
è già da un po' che Francesco non dorme più in casa. ha preso la sua borsa, un pigiama, una coperta. ogni sera il parcheggio è diverso.
Centro Sicilia, Porte di Catania, McDonald's.
mi chiama
-voglio lasciare il lavoro, è troppo. voglio trasferirmi, nessuno mi vuole bene, sono vecchio, solo, pazzo. non ho nessuno.-
-cosa vuoi che ti dica-
-niente-
sono seduto al bar Madrid con Sofia, una collega di lavoro.
dalla vetrata del locale vedo foglie cadere. sono gialle, non ancora arancioni.
sono le 15 di un martedì di ottobre.
ho qualche anno in più di Sofia. chiedendomi del viaggio in Cina, ammetto che ho capito molto di me durante quest'anno.
-con gli anni ti renderai conto che i tuoi genitori sono esseri umani, che falliscono, che sono forse pure peggiori di te. ma tu lì avrai l'opportunità di non fare gli stessi errori-.
Malta
direi che é due centimetri più alta di me.
la rotondità del suo viso viene coperta dai suoi capelli, che ora sono poco più che a caschetto, con delle lunghe meches bionde.
il suo naso sembra uscito ora dal Mediterraneo dell'800, ora sembra iraniano.
le sue orecchie sono piccole, il lobo é un po' più lungo del normale.
il suo labbro inferiore supera l'altro.
credo negli anni abbia sviluppato un piccolo doppio mento. ho sempre trovato poco attraenti i doppi menti, ma in lei sta bene.
il suo fisico è slanciato.
le sue mani ben curate.
è davanti a me, corsa via da lavoro.
sorride mentre cammina. sono seduto in una panchina di Cospicua, fumo l'ultima sigaretta e leggo Michela Murgia.
I suoi grandi orecchini risaltano il suo viso. diventa ogni giorno più bella.
sorpreso spengo la sigaretta, chiudo il libro e la invito nella mia verde panchina.
la bacio. la bacio ancora.
è lunedì 20 ottobre. fra qualche ora sarò sull'aereo per Charleroi.
domani ritornerò alla mia vita.
ma no, non ora.
il sole é caldo. irradia i nostri visi.
La prendo per mano.
beviamo un caffè in un bar, poi camminiamo per le vie del centro storico e infine mangiamo un gelato guardando il porto che si affaccia a la valletta.
dietro di noi c'è un trenino pieno di signore italiane di mezz'età.
Ridono, del loro inglese stanco.
poco prima io e lei eravamo, nel centro della strada, con il mare di sfondo e il giallo arenaria di contorno a baciarci.
mentre chiunque passava.
mentre chiunque guardava.
non c'eravamo per nessuno
ed eravamo altrove
ben più lontano della notte.
giovedì 17 settembre. 4.30 (perché ogni volta che mi sveglio di soprassalto sono sempre le 4.30?)
non ho sonno. sono eccitato. bevo uno degli infusi datomi da Kimi, mi lavo i denti e prendo il treno per Charleroi.
mi chiamo Mattia ed ho 24 anni. sono assonnato e pieno d'amore.
superati i controlli per il boarding chiamo mamma, ma non riesco a dirle che sto partendo. le mando poco dopo un messaggio.
-vado a Malta, non ti preoccupare.-
caldo caldo caldissimo. 24 gradi.
Gli autobus non funzionano e mi sento a casa.
pranzo con 4 euro al centro di Valletta e mi sento a casa.
entro in un tabacchino. compro le sigarette. il proprietario sta guardando una soap su canale 5. rido.
chissà come sta nonna. non sono a casa, e un po' mi manca.
lei sbuca dal nulla alle 16. ero seduto in una panchina, masticavo una gomma e pensieri intrusivi.
non ci baciamo. siamo imbarazzati.
per quanto andrà avanti mi chiedo. la testa pensa che saranno 4 giorni così, che ti aspettavi.
camminando per la via di casa mi bacia. Ok, tutto ok.
ricorda l'odore di casa di Sant'Alessio casa sua. il pavimento é grigio lucido, i muri bianchi e i mobili cappuccino.
le punte delle dita ricordano i perimetri.
studiare aiuta.
ricordo tutto.
rivivo tutto.
a quasi tre continenti di distanza.
è mezzanotte.
ceniamo.
ci laviamo.
mi stringe a sé.
-vorrei durasse per sempre-
l’odore di un libro nuovo.
il tremore dell’esordio.
Belgio
Sono in Croazia, ho conosciuto Luis e ho suonato Ceci per la convention. mi piacerebbe studiare con Luis, penso.
Con una scusa Ludwig mi fa salire in camera.
-Rodrigo ha deciso: dovrai suonare Chroma a dicembre-
felicità, tristezza, paura.
tremo e temo di non farcela.
io= Non sono bravo.
Non valgo niente.
Non riesco.
È un martedì pomeriggio, sono le 18, a due porte di distanza dalla stanza dove ho urlato a marzo, quando mia sorella mi ha chiamato piangendo.
ricevo un messaggio. è Ludwig.
-devi suonare chroma. Non puoi scegliere. Devi-
Mi crolla il mondo a dosso.
La pressione è bassa, la voglia poca, mi accascio sulla marimba.
Sono stanco..
Sono le 22. È la seconda prova di chroma. Fra meno di due settimane avremo il concerto.
è in Grote Markt, mi sta aspettando.
Mi blocco, non riesco ancora a suonare le ultime tre pagine.
Ludwig viene da me, mette una mano sulla mia spalla destra e mi chiede se riuscirò in tempo.
-non lo so, è venuta una mia amica a trovarmi, non avrò tempo di studiare-
Il suo sguardo mi gela.
Esco. Ho ancora più freddo
Prendo il 42 e scendo in centro.
Viene da me e mi abbraccia. aletheia di vestiti.
Sono triste. Vorrei essere solo, a casa, a piangere..e lei invece è qui.
è qui per me
La gola si stringe.
il ruvido delle sue labbra screpolate contrasta il dolce delle sue parole.
il gelo dei suoi pensieri.
l'inverno dei rapporti.
-Non riesco più a dirti quella frase-
-inventiamone una allora-
Catania
In cuffia ho voglio vederti danzare.
17.30
Arrivo in aeroporto
a mezz'ora di distanza, arriverà lei.
Mia madre è lì ad aspettarmi.
Apro la portiera frontale sulla destra ed entro in macchina.
Mamma ha due, tre rughe in più. Ha ripreso in parte la voce.
i suoi capelli sono più bianchi. chissà da quanto non fa il colore.
Scendiamo a prendere un caffè e dopo prendiamo papà.
Noto qualcosa che non va.
I dialoghi sono taglienti. Macigni neri, duri e bucherellati. Virano verso il caos.
Nel giro di momenti tutto acquista senso.
Nel giro di momenti capisco che tutto è cambiato per non cambiare niente.
Loro sono gli stessi, solo con qualche ruga in più.
Poso la valigia, mi accascio nel letto e il grigiore incombe.
Vedo pure io macigni neri duri bucherellati.
l'Etna. la lava calda sulla mia pelle.
brucio di rabbia.
perché ancora?
perché ora?
La 500 di suo fratello è a pochi passi dal portone grigio, posteggiata davanti casa del signor Cantone. è il 23 dicembre e dobbiamo ancora comprare i regali di natale. ho sempre odiato acquistare in modo forzato, solo perchè è una festa comandata e bisogna farlo.
la temperatura è più bassa del solito.
entriamo in una piccola liberia che fa anche da caffè.
seduti sfogliamo riviste e pianifichiamo futuri, eventi, idee.
dopo aver pagato e vagando negli angoli del caffe trovo una locandina di un festival di musica folk. incuriosita mi guarda, carezza dolcemente la mia mano sinistra
-andiamo se ti va, è fra qualche giorno-
per quanto durerà?
sappiamo entrambi: non è sano continuare.
ma il tempo passato insieme è caldo, arancione, piacevole.
-ti prego, evitiamo di parlarne-
-viviamoci questi giorni, poi si vedrà-
-hai ragione- mi dice.
è la sera del concerto. davanti l'armadio decido di mettere la camicia, la cravatta e la coppola.
Ludovica mi presta i suoi orecchini, non glieli tornerò più.
lei è di nuovo lì, a pochi metri da casa mia.
apro la portiera posteriore, le do un bacio e allaccio la cintura.
sugnu stancu di trazzeri fausi
di spini e truppicuna a peri scausi.
-in questo periodo non sto studiando, meglio, così quando tornerò a Malta, studierò la sera e non uscirò con l'indiano-
-hai avuto modo di parlargli?-
i secondi si dilatano.
il rosso del semaforo di villa bellini sembra non finire più.
abbassa lo sguardo, sento che c'è qualcosa che non va.
Lo sguardo è lo stesso, di quella sera ad Hangzhou
-non lo so matti, dopo che è tornato dall'india ci siamo rivisti, e qualcosa è cambiato. non capisco.-
rabbia. altra rabbia. e poi gelo. sudo, tremo.
fermi in un parcheggio mi abbraccia, tutto è ok stai tranquillo.
sono in un deserto, non ho nessuno. solo me, un turbante blu e una rosa.
da quanto tempo sono qui? Chi sto raggiungendo? Verso quale direzione sto andando?
sono assetato. cado nella fine sabbia bianca e chiudo gli occhi.
al mio risveglio vedo in lontananza: una fonte
è sempre più grande e i miei passi sono sempre più pesanti.
tum. tum. tum. fa il passo.
bevo. era quello che cercavo. tutto quello che cercavo.
d'improvviso,
la rosa, appassisce.
guardo la mia mano, piena di spine e proseguo dritto.
...O' signore
sugnu stancu di trazzeri fausi
di spini e truppicuna a peri scausi.
aiutimi, dammi paci.
Non è più la Cina, non è più Malta, non è più Bruxelles.
É il 4 gennaio, domani fabiana tornerà a Malta.
Nicolosi. Siamo sdraiati in un piccolo divano.
Qua non vi sono bazar esotici, ma loro, gli spiriti del vento sono li, pronti a rubare i nostri respiri.
guardiamo il discorso del presidente.
i nostri corpi uno sull’altro.
ci baciamo.
mi fermo, in piedi vado in bagno, lavo il viso e guardo me.
vivere il momento o fermarsi per non soffrire?
rumpiri lo scuru di li gnuni
l'umbri di nterra,
lu jelu e l'incantesimu di li cosi,
che non parranu e su vivi.
so il motivo di questa sera, percepisco la tensione della rottura. era già arrivata da tempo.
rientro nel divano, mi distendo, accarezzo le punte dei suoi capelli.
due facce a ritroso che camminano in itinerari paralleli.
Chissà qual era, quella parola che avevamo inventato.



